martedì 29 novembre 2011

Piazza Alimonda- Francesco Guccini... l'Italia non può dimenticare.


Luglio 2001, Genova. Come non sapere. Come dimenticarlo. Forse neanche dobbiamo.
A Piazza Alimonda io non c'ero. Ma c'erano tanti giovani che manifestavano. Che manifestavano il loro dissenso contro le multinazionali, contro il loro potere così forte da condizionare le scelte dei singoli governi verso politiche non sostenibili da un punto di vista ambientale ed energetico, irrispettose e dannose per i lavoratori.
Manifestanti, tanti e pacifici. Ragazzi, ragazze, uomini, donne. E poi GLI ALTRI. Quelli che compaiono troppe volte. Quelli che non c'entrano niente. Quelli che menano. Quelli che si confondono nella mischia. Quelli che sono stati IL PRETESTO. Quelli che, qualcuno lo avrà capito... ma tanti no, sono stati e sono sempre, in tutte le manifestazioni, LA MINORANZA.
E infine loro, i poliziotti. Che hanno menato. Menato forte. Troppo forte.
Quelli che non sanno che i manganelli sono niente, NIENTE... contro le parole.

domenica 27 novembre 2011

They're talkin' bout a revolution...

Non lo sai
Stanno parlando di una Rivoluzione
Il suo suono sembra un sussurro
Non lo sai
Stanno parlando di una Rivoluzione
Il suo suono sembra un sussurro
Mentre fanno la coda per il sussidio
Piangendo alla porta degli eserciti della salvezza
Sprecando tempo agli uffici di collocamento
Aspettando una promozione
Non lo sai
Stanno parlando di una Rivoluzione
Il suo suono sembra un sussurro
La povera gente si ribellerà
E si prenderà la sua parte
La povera gente si ribellerà
E si prenderà ciò che le appartiene
Non lo sai faresti meglio a correre, correre, correre
Ho detto che dovresti
Correre, correre, correre
Finalmente la situazione si capovolgerà
Parlando di Rivoluzione
Mentre fanno la coda per il sussidio
Piangendo alla porta degli eserciti della salvezza
Sprecando tempo agli uffici di collocamento
Aspettando una promozione
Non lo sai
Stanno parlando di una Rivoluzione
Il suo suono sembra un sussurro
Finalmente la situazione si capovolgerà
Parlando di Rivoluzione...

L'Italia dei matti da slegare



In Italia gli ospedali psichiatrici  furono regolati per la prima volta nel 1904.
Essi furono chiamati inizialmente "manicomi", "frenocomi" o con altri nomi caratterizzanti.
La costruzione di tali strutture venne richiesta da alcuni ordini monastici o dalle amministrazioni provinciali o da medici illustri.
Nel XIX secolo a causa del crescente numero dei malati si iniziò a discutere di una legge che potesse regolare tutti i manicomi del Paese che fino a quel momento avevano avuto piena autonomia per quanto riguarda l'internamento.
Anche se formalmente le autorizzazioni dei prefetti, dei sindaci, dei medici e delle famiglie dei malati erano sempre necessarie, per evitare complicazioni e ritardi, si era soliti praticare ammissioni d'urgenza.
Solo nel 1902 Giolitti presentò al Senato un disegno di legge "Disposizioni intorno agli alienati e ai manicomi", basato su quattro punti essenziali, che serviva a regolamentare tutte le strutture, senza distinzioni.
Veniva richiesto:
  • l'obbligo di ricovero in manicomio soltanto per i dementi pericolosi o scandalosi;
  • l'ammissione solo dopo procedura giuridica, salvo casi d'urgenza;
  • l'istituzione di un servizio speciale di vigilanza sugli alienati.
  • le dimissioni del malato solo dopo un decreto del tribunale su richiesta del direttore del manicomio;
  • il "licenziamento in via di prova", concesso al malato che dimostrava miglioramenti. Esso consisteva nella dimissione temporanea resa definitiva se il malato fosse risultato completamente guarito.
La legge 36 del 1904, che resterà in vigore fino al 1978, serviva solo come strumento di protezione dal "matto" per la società e non considerava i bisogni e i diritti del malato.
Essa risultava innovativa rispetto al passato ma non teneva in considerazione né la durata di permanenza nella struttura psichiatrica né il malato, che perdeva ogni diritto dopo il ricovero.
Negli ospedali psichiatrici venivano utilizzati l'elettroshock, il coma insulinico e farmaci sperimentali come la cloropromazina che permetteva di ridurre le crisi violente dei ricoverati.
Dopo l'epoca fascista, nel 1961 Franco Basaglia iniziò a organizzare un movimento che aveva tra i suoi obiettivi anche la chiusura dei manicomi; tale attività collettiva confluirà poi nella successiva nascita del movimento Psichiatria Democratica..
Nel marzo del 1968 venne approvata una legge stralcio che introduceva il ricovero volontario.
Nello stesso anno gli ospedali psichiatrici iniziarono a denunciare le cattive condizioni sia delle strutture che dei malati; in molti casi vennero occupati gli ospedali, i malati presero parte attivamente alle assemblee.
Infine, nel 1978, attraverso la legge 180, chiamata anche Legge Basaglia, la maggior parte dei manicomi furono chiusi.
Al momento non ci sono in Italia manicomi attivi, ma solo centri di recupero per coloro i quali manifestano patologie mentali.
Ed è in questi anni che piano piano, stanno continuando a venire fuori storie, racconti e testimonianze degli abomini che venivano compiuti all'interno delle strutture psichiatriche e delle vere e proprie torture alle quali venivano sottoposti i pazienti.
Molti di loro, si è venuto a sapere, non presentavano alcuna patologia.
Non presentavano alcuna patologia.

Stai per iniziare a leggere...


Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato. Coricato
sulla schiena, su un fianco, sulla pancia. In poltrona, sul divano, sulla sedia a dondolo,
sulla sedia a sdraio, sul pouf. Sull'amaca, se hai un'amaca. Sul letto, naturalmente, o
dentro il letto. Puoi anche metterti a testa in giù, in posizione yoga, Col libro capovolto,
si capisce.
Certo, la posizione ideale per leggere non si riesce a trovarla. Una volta si leggeva in
piedi, di fronte a un leggio. Si era abituati a stare fermi in piedi. Ci si riposava così
quando si era stanchi d'andare a cavallo. A cavallo nessuno ha mai pensato di leggere;
eppure ora l'idea di leggere stando in arcioni, il libro posato sulla criniera del cavallo,
magari appeso alle orecchie del cavallo con un finimento speciale, ti sembra attraente.
Coi piedi nelle staffe si dovrebbe stare molto comodi per leggere; tenere i piedi
sollevati è la prima condizione per godere della lettura.
Bene, cosa aspetti? Distendi le gambe, allunga pure i piedi su un cuscino, su due
cuscini, sui braccioli del divano, sugli orecchioni della poltrona, sul tavolino da tè, sulla
scrivania, sul pianoforte, sul mappamondo. Togliti le scarpe, prima. Se vuoi tenere i
piedi sollevati; se no, rimettitele. Adesso non restare lì con le scarpe in una mano e il
libro nell'altra.
Regola la luce in modo che non ti stanchi la vista. Fallo adesso, perché appena sarai
sprofondato nella lettura non ci sarà più verso di smuoverti. Fa' in modo che la pagina
non resti in ombra, un addensarsi di lettere nere su sfondo grigio, uniformi come un
branco di topi; ma sta' attento che non le batta addosso una luce troppo forte e non si
rifletta sul bianco crudele della carta rosicchiando le ombre dei caratteri come in un
mezzogiorno del Sud. Cerca di prevedere ora tutto ciò che può evitarti d'interrompere
la lettura. Le sigarette a portata di mano, se fumi, il portacenere. Che c'è ancora? Devi
far pipì? Bene, saprai tu.
                                                  Italo Calvino
                  Se una notte d'inverno un viaggiatore

venerdì 25 novembre 2011

A volte mi chiedo...

A volte mi chiedo che senso abbiano le nostre azioni. Le guerre, i litigi, gli accordi, le discussioni, le amicizie, gli amori, le passioni, la cultura, l'arte, la filosofia... visti non come singoli elementi, ma come costanti della nostra quotidianità non sono forse fini a se stessi, o mezzi attraverso i quali gli individui agiscono unicamente secondo la loro volontà e le loro esigenze?

Voi siete belle, ma siete vuote...



"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi assomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa."
                                                                                                                 Il Piccolo Principe              
                                  Antoine de Saint-Exupéry